Verona. Il coinvolgimento sistematico dei familiari nel processo di cura del reparto Terapia intensiva è il cuore del «Progetto rianimazione aperta» dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, presentato questa mattina in sala Marani. E per l'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri esso segna «l’avvio di una validissima esperienza, formativa e operativa al contempo, fortemente innovativa». «Il progetto in sè stesso ed il coinvolgimento sistematico dei familiari nel processo di cura allestito - ha aggiunto - costituisce infatti una risposta assistenziale molto avanzata rispetto alle modalità tradizionali e consente di coniugare in un’unica visione efficienza, qualità, sicurezza ed umanizzazione, migliorando di molto il clima lavorativo ed il rapporto di fiducia tra curanti e famiglie. Un modello assistenziale che mi auguro possa essere esteso anche ad altre terapie intensive. Ancora una volta la sanità veronese fa scuola nel Veneto».
Da un recente studio effettuato sull’esperienza dei parenti di pazienti gravi deceduti in terapia intensiva, è stata confermata l’importanza che i familiari attribuiscono al «ricevere informazioni» (42%), al «maggiore interesse per la sofferenza emotiva» (33%), alla «maggiore vicinanza durante la comunicazione delle notizie» (28%); fondamentale anche la comunicazione, perchè «dà la possibilità di chiarire dubbi» (45%) e aiuta a comprendere gli obiettivi delle cure e l’evoluzione degli eventi (99%). Questo modus operandi risulta anche prezioso per sostenere la scelta di donare organi e tessuti dei congiunti deceduti (60%).
http://www.larena.it/stories/Home/125900_progetto_rianimazione_aperta_familiari_pi_coinvolti_nelle_cure/
|