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L’oppioide
è il farmaco essenziale dell’Anestesia Bilanciata per il mantenimento
intraoperatorio dell’analgesia.
L’oppioide di riferimento per la
valutazione dell’impiego clinico delle nuove molecole è il fentanyl che è a
tutt’oggi diffusamente
utilizzato nella pratica anestesiologica quotidiana (1).
Nella valutazione clinica di
queste molecole, l’elemento iniziale è dato dall’età del paziente.
Quale impatto può avere l’età del ricevente sulla cinetica
dell’oppioide somministrato?
Nelle età estreme le differenze
sono sensibilissime.
Nel neonato la velocità di eliminazione degli oppioidi è molto lenta
rispetto al giovane adulto e soltanto dopo l’anno di età essa può esservi
assimilata.(2)
Il motivo sta nella
metabolizzazione epatica degli oppioidi che presuppone un sistema
enzimatico maturo specie sul
versante del citocromo P450 (CYP450). (3)
L’unica eccezione è rappresentata
dal remifentanil che viene metabolizzato dalle esterasi aspecifiche plasmatiche
e tessutali che oltre che ubiquitarie sono già presenti in quantità sufficiente
alla nascita anche nei prematuri.
Nell’età avanzata e specialmente
nel grande anziano esistono evidenze che consigliano
un’opportuna riduzione della posologia degli oppioidi: la richiesta del
dosaggio di fentanyl si riduce con l’aumentare dell’età, tanto che per ottenere
le stesse risposte elettroencefalografiche (EEG) dai 20 ai 90 anni, è
necessario ridurre le dosi di oppioide del 50%.(4)
A questa regola non si sottrae
neppure il remifentanil che col progredire dell’età, và ridotto sia come “dose
carico” che come “regime infusionale”.(5)
Il peso corporeo è un’altra variabile di cui ci si ricorda allorchè ci
si trova davanti a pazienti obesi, quelli che creano le maggiori
indecisioni.(6)
Non è facile selezionare la
migliore dose/carico o il miglior regime infusionale nei pazienti con Body Mass
Index (BMI) > di 30 – 35.
Calcolare sul peso attuale espone
al sovradosaggio.
Calcolare sul peso ideale espone
al sottodosaggio.
Più realisticamente si dovrebbe
aggiungere al calcolo effettuato sul peso ideale, un 25%.
Concretamente conviene calcolare
la dose basale sul peso ideale e titolarla all’effetto desiderato.
Il remifentanil non si sottrae a
questa regola; tuttavia anche nel paziente obeso mantiene il grande vantaggio
dell’emivita insensibile al contesto.
La funzionalità renale influenza la cinetica degli oppioidi
antecedenti al fentanyl (es.
accumulo dei metaboliti della morfina).(7)
Il remifentanil non risente
affatto della funzionalità renale e, in caso di insufficienza severa,
l’accumulo del suo metabolita è comunque privo di significato clinico.(8)
La funzionalità epatica incide pesantemente nei casi in cui è
compromessa, sulla farmacocinetica e sulla farmacodinamica degli oppioidi poiché,
ad eccezione del remifentanil, è la sede dominante della loro via metabolica.
Svolgono un ruolo importante sia
le variazioni del flusso ematico epatico sia le variazioni dell’assetto enzimatico e
dell’assetto proteico, nonchè
le variazioni “quantitative”
del compartimento plasmatico dovute agli edemi.
La Piramide di Rushkie illustra bene l’influenza del flusso ematico e
del metabolismo epatico sugli oppioidi.
Al vertice della piramide
troviamo Fentanyl (F) e Sufentanyl (S) poiché risentono fortemente delle
variazioni del flusso ematico epatico vista l’alta quota di “estrazione epatica”.
L’ Alfentanyl (AL) stà in una porzione più bassa della piramide poiché più che
delle variazioni di flusso, vista la bassa quota di “estrazione epatica”.
risente delle variazioni dell’attività enzimatica.
Tutti e tre gli oppioidi citati
stanno comunque in una porzione della piramide che prevede un elevato legame
con le proteine plasmatiche.
Nella piramide non compare il
remifentanil poiché il suo metabolismo è totalmente indipendente dalla
funzionalità epatica cosi come suffragato dal mantenimento di una regolare
cinetica di eliminazione durante la fase anepatica del trapianto di fegato.(9)

Il tipo di chirurgia può influenzare la farmacologia degli oppioidi.
La chirurgia addominale può
ridurre il flusso ematico a livello del fegato.
La cardiochirurgia , allorchè
si utilizzi il by – pass aortopolmonare, condiziona molto la farmacologia degli
anestetici poiché comporta diverse variazioni a carico dei flussi distrettuali,
dell’equilibrio acido – base, del volume di distribuzione per causa del
priming, del protidogramma, della temperatura corporea.(10)
Fentanyl, sufentanyl e alfentanyl
sembrano seguire lo stesso destino in corso di emodiluizione ipotermica con
riduzione progressiva della concentrazione durante la fase considerata e
aumento nella fase di recupero della temperatura con incremento del tempo di
eliminazione e dei volumi di distribuzione, correlabile a un decremento fino al
50% dell’ alfa-1- glicoproteina acida.
Il remifentanil sembra immune da
tali problematiche.
Le complicanze chirurgiche intraoperatorie influenzano la farmacologia
degli oppioidi.
In corso di shock emorragico intraoperatorio gli oppioidi con cinetica contesto
– sensibile come il fentanyl hanno,in virtù della riduzione del comparto
centrale e del secondo comparto ( V1 e V2), una concentrazione
proporzionalmente aumentata e un tempo di eliminazione prolungato.
Il remifentanil è stato indagato
anche in tal senso e i risultati degli studi condotti suggeriscono la riduzione
del regime infusivo del farmaco in corso di shock emorragico.(11)
Profilo farmacocinetico del
remifentanil
Il remifentanil ha una cinetica lineare e dose – indipendente (1)
La sua distribuzione può essere
descritta da un modello farmacocinetico a 2 o 3 compartimenti (2,3) sebbene la
distribuzione nel 3° compartimento sia limitata, risultando < 5% del totale
(1).
L’ emivita
“sensibile” al contesto, c.d. CSHT, è un momento imprescindibile per verificare l’idoneità di un
farmaco alla somministrazione per infusione endovenosa continua.
E’ uno standard
per il confronto dei profili farmacocinetici, ottenibile con simulazioni al
computer e rappresentato graficamente.
Schematicamente è espressione del
tempo richiesto per ridurre del 50% la concentrazione plasmatica che produce
l’effetto clinico.
Nel caso del remifentanil dopo un’infusione della durata di 240 minuti, questo
tempo è risultato pari a 3,7 minuti
( per sufentanil, alfentanil e fentanyl tale tempo è risultato rispettivamente
di 33,9, 58,5 e 262 minuti) e, a differenza di altri agonisti per i recettori μ per gli
oppiacei, è risultato indipendente dalla
durata dell’infusione (1,2,3,4) .
Una così breve emivita
nell’ordine di appena 4 minuti, consente di attribuire al remifentanil una
cinetica insensibile al
contesto.
La difficoltà nella titolazione della somministrazione intraoperatoria
corretta degli
oppioidi è rappresentata non
soltanto dal fatto che la stimolazione chirurgica è estremamente variabile in
quanto ad entità nel corso dell’intervento, obbligando a variare la posologia
dell’oppioide specie se in
infusione continua, ma anche dai casi “non abitudinari” quali le età estreme, l’obesità, le chirurgie speciali,
gli stati di shock emorragico.
Le conoscenze farmacocinetiche e
farmacodinamiche di base sono dunque fondamentali per fronteggiare le predette
condizioni.
Il peculiare profilo
farmacocinetico del remifentanil caratterizzato dalla brevissima emivita
contesto - sensibile unitamente all’elevata potenza analgesica che è di poco inferiore a quella del fentanil ma
marcatamente superiore a quella dell’alfentanil (5), consentono di adeguare il
livello di controllo analgesico in tempi molto rapidi nel corso delle vari fasi
dell’intervento chirurgico a differente entità di stimolazione algica,
permettendo la “modulazione”
dell’analgesia.
Il rapido onset (5) e l’altrettanto rapido offset otenutograzie
alle esterasi aspecifiche plasmatiche e tessutali senza necessità di
metabolizzazione epatica (6),
garantiscono rapidi tempi di recupero, senza “code” da accumulo
ed effetti collaterali correlati come la depressione respiratoria
postoperatoria e il rallentamento della peristalsi intestinale, tipici degli
oppioidi a più lunga emivita contesto - sensibile.
I tempi di recupero del remifentanil in associazione con propofol in
corso di TIVA sono dell’ordine di 7 minuti per la ripresa della
respirazione spontanea e 9 minuti
per la risposta ai comandi e la possibilità di estubazione (7). Ciò rende
ragione della diffusione su larga scala dell’associazione propofol /
remifentanil nell’anestesia in day – surgery.
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