2009 Apogeo
 recensione di G.Alia Associazione I.Change
Editore Apogeo Collana Saggi Data uscita 26/02/2009 Pagine 352 Lingua Italiano
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I progressi compiuti nel campo della conoscenza della mente umana, la sempre maggiore comprensione della struttura e del funzionamento del cervello, la possibilità che la scienza ci offre di “leggere” e “manipolare” la mente dell’uomo, non possono non avere come ovvia conseguenza il sorgere di problemi di ordine etico. Frutto spontaneo di questo processo, ha preso forma una nuova disciplina, la NEUROETICA. Negli ultimi anni sono state proposte varie definizioni di neurotica che sono state progressivamente modificate sulla scorta dell’analisi più dettagliata dei vari aspetti che questa nuova disciplina prevede: aspetti medici, giuridici e delle politiche sociali che potrebbero essere in qualche misura influenzati dagli enormi progressi delle neuroscienze. Essa cerca le basi biologiche della personalità e del comportamento sociale, delle scelte e quindi delle responsabilità. Fino a dove si può spingere la ricerca scientifica, entrando nella mente umana e modificandola, senza conseguenze importanti sull’essere umano e sulla sua capacità di agire e decidere? A questa domanda vorrebbe rispondere l’etica delle neuroscienze che dovrebbe darci un quadro di riferimento su cui regolare la condotta della ricerca scientifica. Le neuroscienze dell’etica invece si prefiggono una sempre maggior conoscenza dei correlati neurali del pensiero, delle basi neurologiche dell’”agire morale”, del legame fra strutture cerebrali e comportamento, di un “corrispettivo anatomico” della nostra capacità di decidere, di agire, di sentire; volendo semplificare: del rapporto mente/cervello. Sono questi i due nuclei fondamentali della Neuroetica. Neil Levy prende in esame le numerose occasioni che pongono, o potrebbero porre, un problema etico ed analizza le differenti condotte che si potrebbero adottare e se queste condotte possono essere definite corrette alla luce delle definizioni che di volta in volta la cultura, la scienza, la filosofia hanno dato dell’etica. Fino a che punto possiamo spingerci nella manipolazione della mente umana per esempio con l’uso di farmaci che ne potenziano le funzioni o con l’uso di farmaci antidepressivi per aiutare i soggetti a superare situazioni che non riescono a gestire soltanto con le loro capacità o non sarebbe meglio ricorrere a tecniche non invasive e più naturali come per esempio la psicoterapia, piuttosto che a metodi “artificiali” come i farmaci? Ma anche il potere di convincimento che si potrebbe avere senza far ricorso a molecole non può forse essere considerato una manipolazione? Vogliamo pensare a come le nostre menti, e quindi le nostre scelte, vengono influenzate dai mezzi di comunicazione di massa? Per esempio nell’ambito della vendita, esistono esperti di quello che è chiamato neuromarketing ed è stata identificata una tecnica di “ancoraggio” (Wansink et al. 1998) con la quale si spinge un cliente ad acquistare un certo prodotto o una quantità di quel certo prodotto in base alle esigenze del venditore! Argomento caro ai filosofi di ogni tempo, il rapporto mente/cervello li vede ancora una volta al tavolo della discussione con i neuroscienziati. Levy parte da lontano, dalle ormai universalmente accettate critiche al dualismo cartesiano, argomentando in vari modi e riferendosi a ben note patologie neuropsichiatriche o al normale degrado della mente umana dovuto all’invecchiamento: il fatto che la razionalità e la consapevolezza si degradino come conseguenza del danno di determinate strutture cerebrali, ci permette di affermare che siano queste strutture a sostenere il pensiero e non la “mente immateriale” dei dualisti; il fatto che il danno di strutture ben determinate del cervello sia in grado di modificare comportamenti e capacità di giudizio rende ragione del fatto che siano questa strutture a sostenere il pensiero e la consapevolezza. Nella malattia o nell’invecchiamento non dovremmo osservare alterazioni del pensiero se queste non fossero legate ad alterazioni della materia (neuroni): una mente “immateriale” non può degradarsi come conseguenza del degrado della materia. Da questa osservazione Levy passa ad esaminare il concetto di consapevolezza e quindi quello di responsabilità: in quanti casi azioni, anche efferate, vengono compiute senza che il soggetto abbia consapevolezza della gravità della sua azione? Quanto sono condannabili questi soggetti? Neurologi e neuropsichiatri ben conoscono le turbe della “volontarietà” e del comportamento che caratterizzano alcune patologie, (di cui per altro sono ben noti i riferimenti anatomici) oppure i comportamenti “automatici” di cui fra gli altri possono essere autori anche soggetti perfettamente normali. Ma le neuroscienze si stanno spingendo sempre più avanti e con l’ausilio di tecniche di come la PET o la RM funzionale, stanno cercando i correlati neurali del pensiero. Si sa che sono state messe a punto ed usate nei tribunali tecniche che dovrebbero rilevare le bugie; e non contenti di tecniche indirette e talora poco affidabili come quella del poligrafo, gli esperti hanno elaborato un sistema di lettura “diretta” della mente nota come brain printing. Ma quanto sono affidabili, se sono affidabili, queste procedure e quanto è giusto assolvere o condannare anche sulla scorta di questi elementi? Alcuni studiosi ritengono di aver individuato i correlati neurali del razzismo! Ma la mente non può essere vista solamente come insieme di neuroni e neurotrasmettitori: molti studi autorevoli di Antonio Damasco e coll. che dimostrano il ruolo delle emozioni nei processi decisionali ed il coinvolgimento di sensazioni corporee (reazioni galvaniche) in questo processo. Ed ancora un ruolo molto importante è svolto dall’ambiente in cui si vive e dall’influenza che esso può esercitare sull’individuo. Ben lungi dal trarre conclusioni l’autore invita al dibattito sull’argomento invitandoci a non perdere mai di vista “la cognizione di livello superiore di cui solo gli esseri umani sono capaci e che dipende moltissimo da risorse esterne alla mente ed al corpo: attrezzi cognitivi, stabilità della mente, linguaggio…”
Questa non è pubblicità commerciale, ma una segnalazione ai nostri lettori nel rispetto del progetto editoriale Timeoutintensiva (N° 11/12 Dicembre 2009).
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