Fever Ray è lo pseudonimo sotto il quale si cela Karin Elisabeth Dreijer Andersson, svedese, già comprimaria dei Knife con il fratello Olof, varie collaborazioni alle spalle, con i Royksopp nell'album "The Understanding" nel bellissimo "What else is there" del 2005, con i due nell'album "Vantage Point". Nel 2008 nuovamente con i Royksopp ed altri. Se fossimo costretti a circoscrivere la sua musica ad un genere, verrebbe troppo facile ascriverla all'elettronica, ma tale termine le starebbe troppo stretto. La direzione è senza dubbio la stessa dei "Knife", uso sporadico di synth, voci e percussioni filtrate e mixate da strumentazioni elettroniche dove però emerge una dimensione interiore che sa di viaggio psichico, con melodie oscure tortuose e disturbate; la voce deformata spesso a tal punto, quasi non provenisse da un essere umano, ciò nonostante evoca rituali primordiali e magie che fungono da trade d'union fra la nostra memoria ancestrale e questo nostro secolo. Tutto sembra muoversi ambiguamente su scene spettrali in un universo popolato da incubi, continua il gioco del travestimento con l'uso di maschere antropomorfe, attraverso i videos si percepisce una esperienza globale dove arte/cinema/danza/teatro/musica si fondono in soluzioni visuali attraversate da fasci di luce colorati ed abbaglianti, che non riescono a squarciare un mondo privo di colore; figure che si muovono su fondali indefiniti si alternano con soluzioni geometriche pulsanti mentre la musica avvolge tutto in modo ipnotico; certamente la sua musica non è una forma espressiva svincolata da un solo contesto, inquietudine esasperante che aumenta la tensione emotiva, crea un mondo dove umano ed animale sembrano fondersi e le impennate vocali a tratti isteriche aumentano il disagio di vivere un sogno dentro ad un sogno, come nei racconti di H. A. Poe o di H.P. Lovecraft. Karin stessa dice di aver ascoltato ultimamente i "Tomahawk", gruppo di nativi americani. Ed anche se l'elettronica sovrasta tutto, si intuiscono sonorità che rimandano al mondo delle visioni e dei sogni, come pure tende a mimare giapponesismi. L'album si apre con la splendida "If I Had A Heart" segue "When I Grow Up" con atmosfere da regressione infantile, "Dry & Dusty" sembra più semplice, ma si ritorna subito su livelli più alti con la strampalata ipnodance "Seven", quindi l'eccezionale "Triangle Walks"; segue "Concrete Walls" quasi commerciale rispetto al resto, un attimo di rilassamento con "Now’s The Only Time I Know", per riaffondare nell'isterica "I am not done". Notevole "Keep The Streets Empty For Me", poi viene la fine con "Coconut". Penso che avrebbe potuto appezzarla anche S. Freud almeno dal punto di vista professionale, psycoelettronica pura.
La dizione Nemo Profeta In Patria si adatta a Karin; in Svezia la tendenza è a favore di una musica dal facile consenso, ma pare che questo funga da stimolo visto il proliferare di gruppi nordici tipo Jennifer Ever o MEW.
L'interesse di Karin verso la musica di livello si apprezza anche attraverso la scelta di inserire nelle sue performances live cover di artisti come la mitica Vashti Bunyan come ha fatto recentemente a Colonia. Fever Ray resterà uno degli album più belli del 2009.
Ugo Sottile
Sito ufficiale di Fever Ray (http://feverray.com/)
Sito ufficiale dei The Knife (http://www.theknife.net/)
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